Busseto - Guida Turistica

CERCA ALBERGHI
Alberghi Busseto
Check-in
Check-out
Altra destinazione


.: DA VEDERE
Teatro di Villa Pallavicino
 Villa Pallavicino, vera perla architettonica della Bassa parmense, costituisce ormai e a tutti gli effetti una scenografia naturale per il nuovo teatro all'aperto della Città di Busseto. Nello stesso tempo, L'Amministrazione comunale e la Fondazione Arturo Toscanini si stanno impegnando a valorizzare il paese come luogo di produzione lirica di alta qualità.
Villa Pallavicino
 A pochi passi dal complesso di S.Maria degli Angeli, circondato da uno peschiera quadrata e preceduto da un seicentesco padiglione d'accesso tripartito, ascrivibile all'architetto ducale Domenico Valmogini, si erge la superba Villa Pallavicino, anticamente denominata "Boffalora" e popolarmente Palazzo dei Marchesi. E' tra le più splendide del Parmense, con pianta a cinque moduli disposti a scacchiera che ricordano lo stemma dei signori di Busseto e venne iniziato nel secondo decennio del Cinquecento come residenza estiva, su progetto impropriamente attribuito al Vignola. Fu in seguito ampliata e modificata nel tardo XVII e nel XVIII secolo, fin quasi alle soglie dei XIX. L'interno, con affreschi allegorici di Evangelista Draghi (1670-80 cc), llario Spolverini (in. '700), Pietro Rubini (1746 cc) e ornati in stucco di Carlo Bossi (metà sec. XVIII) ospita dal 1959 il Museo Civico, che custodisce, oltre a eterogenei ricordi di storia locale (dipinti, stampe, disegni, mobili, ricami, ceramiche, paliotti in scagliola e altri oggetti) anche alcuni cimeli verdiani, tra cui la spinetta sulla quale Verdi fanciullo ricevette lezioni di musica in S. Maria degli Angeli.
Chiesa di S. Maria degli Angeli
 La chiesa gotica e l'annesso convento francescano sorgono alla periferia sud-ovest del paese, dove furono edificati tra il 1470 e il 1474 da Pallavicino e Gianludovico Pallavicino, figli di Orlando il Magnifico. All'interno, in una nicchia ricoperta di concrezioni rocciose, è custodito il Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni (1 476-77), capolavoro della scultura emiliana del Quattrocento: otto figure a grandezza naturale in terracotta policroma, di cui due riconducibili per la fisionomia ai committenti, rese con straordinaria introspezione psicologica ed intensità emotiva, che il recente restauro (finanziato dal Ministero per i Beni Culturali) ha contribuito ad esaltare. Giuseppe Verdi frequentava questa chiesa fin da fanciullo e il 6 gennaio 1836, nel clima acceso delle polemiche per il concorso a maestro di cappella della Collegiata, vi tenne un seguitissimo concerto d'organo. E' quindi lecito pensare che abbia interiorizzato, per farli poi riaffiorare nella produzione musicale della sua maturità, il dolore silenzioso e la teatralità contenuta che il gruppo statuario esprime. Meritano una menzione anche l'affresco staccato con il Cristo caduto sotto lo croce di Nicolò dell'Abate (1543-44 cc) e la tela di Antonio Campi con Madonna e Santi francescani (1580 cc).
Chiesa di S. Ignazio
 Il bussetano Pietro Pettorelli, che nel 1617 fondò il collegio dei Gesuiti, ne dispose l'ampliamento e la costruzione di una chiesa, i cui lavori terminarono nel 1862. La facciata si coordina con quella del collegio, di ordine dorico, ma viziato dal gusto barocco del tempo. E' interamente percorsa da portici, scanditi da lesene e un cornicione divide orizzontalmente il prospetto, che presenta finestre rettangolari alternate a lesene al primo piano. La parte alta della chiesa si sviluppa su un piano arretrato e un timpano tondo spezzato ne funge da facciata.
 L'interno, di gusto barocco, è a navata unica con tre cappelle laterali per parte e fu interamente stuccato e decorato da Domenico Dossa e Bernardo Barca. Gli affreschi attribuiti a Giovanni Evangelista Draghi raffigurano la gloria di S.Ignazio, di S. Luigi Gonzaga, di S. Francesco Saverio e di S. Francesco Borgia. Dello stesso autore sei dipinti a olio su tela entro cornici a stucco, sovrastanti le statue di alcuni santi gesuiti, presentano episodi di vita del fondatore dell'Ordine: la conversione di S. Ignazio nel castello di Lojola, il santo penitente a Monserrato, la sua vita ascetica di Manresa, il suo viaggio in Terrasanta, il suo apostolato e i suoi miracoli. Quattro delle cappelle laterali sono affrescate a quadrature, forse da Giuseppe Natali, mentre le ancone lignee si devono a Vincenzo Biazzi. Tra le altre tele, in parte conservate nella chiesa collegiata di S. Bartolomeo, S. Giovanni Francesco de' Regis di Clemente Ruta, Arrivo di S. Francesco Saverio nelle Indie di Giovanni Evangelista Draghi.
 La pala dell'altare maggiore rappresenta la Gloria di S. Ignazio e si deve Pier Ilario Spolverini,copiata da Giacinto Brandi e contornata da una finta ancona rococò. I gesuiti furono espulsi dal Ducato di Parma e Piacenza da Ferdinando Borbone, con decreto del 3 febbraio1768, convalidato dal papa Clemente XIV con bolla del 21 lugli 1773. Il collegio fu allora adibito a ospedale e ospitò anche le scuole pubbliche poi frequentate da Giuseppe Verdi.
Palazzo del Monte di Pietà
 Costruito fra il 1679 e il 1682 da Antonio Rusca, su progetto di Domenico Valmagini, architetto di Ranuccio II Farnese, è un esempio significativo di architettura farnesiana in epoca barocca. La facciata è caratterizzata da grandi portici al piano terra, forniti di panche marmoree scolpite, nelle cui lunette erano due affreschi di Angelo Massarotti con Gesù deposto dalla croce e Martirio di S. Bartolomeo (1682), staccati e conservati all’interno, ora sostituiti da due graffiti. Il primo piano a stucchi presenta cornici mosse ed eleganti, che inquadrano le finestre con timpani arcuati e triangolari alternati. Il Monte di Pietà fu fondato dai francescani e dai Pallavicino nel 1537 e assolse compiti benefici, assistenziali e si occupò dell’elargizione di borse di studio, del mantenimento della Scuola di Musica e della gestione della ricca biblioteca. Lo stesso Giuseppe Verdi frequentò la Scuola e poi fruì del sussidio, che gli permise di studiare a Milano presso il M° Vincenzo Lavigna tra il 1832 e il 1836. Nel 1960 il Monte di Pietà si fuse con la Cassa di Risparmio di Parma mentre dal 2000 Palazzo e Biblioteca, sono proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma e Monte di Credito su pegno di Busseto che continua generosamente l’osservanza degli scopi originari.
Palazzo Orlandi
 Costruito in forme neoclassiche dall'architetto-pittore bussetano Giuseppe Cavalli, cui si deve anche la decorazione del salone. Verdi lo acquistò agli esordi della propria fortuna economica, nel 1845, e qui convisse dal 1849 al 1851 con Giuseppina Strepponi, generando lo scandalo dei benpensanti e un momentaneo offuscarsi dei rapporti con Antonio Barezzi, per la vita libera, le relazioni e i figli che ella aveva avuto in gioventù. Qui il Maestro compose le opere Luisa Milier, Stiffelio e Rigoletto. Nel gennaio 1867 vi mori Carlo Verdi. Ora nell'appartamento è allestita un'esposizione di arredi d'epoca, autografi e cimeli verdiani e di Arturo Toscanini, che vi fu ospite nel 1913 e nel 1926.
Casa Barezzi
 via Roma 119 - Busseto
  Di fronte alla Rocca spicca la Casa che fu di Antonio Barezzi.
 Al primo piano è visitabile il Salone, già sede della Filarmonica Bussetana fondata nel 1816 da Barezzi e Provesi, che si presenta nel suo aspetto tardottocentesco, dopo il restauro compiuto dall'Associazione Amici di Verdi. Gli arredi sono tutti originali: notevole il forte-piano Tomaschek viennese, acquistato da attorno al 1835, sul quale il giovane Verdi suonò a lungo, componendo nel  1844 l'opera I Due Foscari, e infine accompagnò l'agonia del suocero morente nella stanza accanto
 Dal 10 Aprile 2001, la Casa presenta una nuova disposizione, con l'allestimento di una vasta esposizione iconografica di cimeli e documenti verdiani di notevole pregio.
Oratorio della SS. Trinità
 Adiacente alla Chiesa Collegiata è l'Oratorio della SS. Trinità, ove il 4 maggio 1836 furono celebrate le nozze di Giuseppe Verdi con Margherita Barezzi. La porta intagliata, datato 1794, è assegnabile a Francesco Galli. L'interno presenta deliziosi stucchi settecenteschi e uno splendido altare maggiore in marmi policromi (1749), nel cui retro è un bassorilievo con la figura e lo stemma del beato Rolando de'Medici (1464). L'abside racchiude il capolavoro di Vincenzo Campi: la SS. Trinità con le Sante Apollonia e Lucia (1579).
Collegiata di S. Bartolomeo
 Riedificata dal 1437 per volere di Orlando Pallavicino il Magnifico, presenta nella facciata pregiate decorazioni in terracotta di gusto lombardo, ricorrenti negli edifici bussetani del Quattrocento, prodotte probabilmente nella bottega di Jacopo de' Stavolis a Polesine (1480-90 ca) su modelli di Rainaldo. All'interno, rivestito a metà Settecento di stucchi rocaille alla maniera di Fortunato Rusca e Carlo Bossi, sono conservati importanti dipinti dei secoli XVI, XVII e XVIII, tra cui quindici tondi con i Misteri dei Rosario di Vincenzo Campi (15761581 ca) e affreschi con imponenti figure di Dottori della Chiesa di Michelangelo Anselmi (1538-39). Rimarchevoli sono l'altare maggiore con figure e intagli a finto bronzo dorato, del cremonese Giovanbattista Febbrari (metà '700) e il coro neoclassico (1800-1805). Eccezionale, ma attualmente non visitabile, è il Tesoro della Collegiata, costituito da suntuosi paramenti, corali miniati della fine del Quattrocento, da un piccolo trittico in avorio intagliato, ascrivibile agli inizi dei Quattrocento e attribuito alla bottega degli Embriachi e da splendide argenterie. Di assoluto rilievo è la croce ostile in argento dorato, realizzato nel 1524 dagli orafi parmigiani Jacopo Filippo e Damiano Da Gonzate. Organista e maestro di cappella della Collegiata fu dal 1820 al 1833 Ferdinando Provesi. Alla sua morte l'appena ventenne Giuseppe Verdi interruppe gli studi e tornò da Milano a Busseto, desideroso di succedergli, ma gli fu preferito - e senza concorso - Giovanni Ferrari di Guastalla. In segno di protesta i membri della Filarmonica Bussetana, capitanati da Antonio Barezzi, rifiutarono di partecipare alle funzioni sacre e il paese si spaccò in due fazioni: pro e contro Verdi.
Monumento a Giuseppe Verdi
 

 Di fronte alla Rocca, nello piazza principale dei paese, troneggia il monumento in bronzo a Giuseppe Verdi, opera dello scultore Luigi Secchi, inaugurato nel 1913. Il Maestro, raffigurato in posizione seduta, sembra dominare quietamente con lo sguardo lo vita del paese.
Teatro Giuseppe Verdi
 Il teatro e ubicato nella Rocca, già castello dei Pallavicino, di fondazione duecentesca ma ampiamente rimaneggiata, che si presenta oggi nell'aspetto che le fu dato nella seconda metà dell' Ottocento. In precedenza era esistito un altro teatro, proprio nel medesimo luogo, Verdi vi si era esibito in gioventù dirigendo una sinfonia per il Barbiere di Siviglia di Rossini.
 L'idea di costruire un nuovo teatro era circolata in paese già nel 1845, ma il progetto fu accantonato finché il Comune acquistò la Rocca nel 1856. La costruzione avvenne negli anni compresi tra il 1856 ed il 1868, nonostante il parere contrario del Maestro. Egli era in contrasto con i bussetani per la loro invadenza nella sua sfera privata e perché riteneva il nuovo teatro "di troppa spesa e inutile nell'avvenire". Così, all'inaugurazione solenne del 15 agosto 1868, quando, per onorarlo, quasi tutte le signore vestirono di verde mentre per i signori il verde fu d'obbligo nelle cravatte, egli era vistosamente assente, benché venissero nell'occasione allestite due sue opere: Un Ballo in maschera e il Rigoletto. Anche in seguito si guardò bene dal mettervi piede, pur avendo offerto la notevole cifra di 10'000 lire per la sua costruzione e pur possedendovi un palco.
 Al teatro progettato dall'architetto Pier Luigi Montecchini, si accede dal portico, salendo poi lo scalone ornato da un busto verdiano di Giovanni Duprè; le decorazioni competono ai parmensi Giuseppe Baisi e Alessandro Malpeli, mentre i medaglioni del soffitto, raffiguranti la Commedia, la Tragedia, il Melodramma ed il Dramma romantico, sono opere del bussetano Isacco Gioacchino Levi (1865).
 Il Teatro, che era dotato fin dall'origine di ogni più funzionale struttura, è stato recentemente restaurato, messo a norma e riaperto; la sua capienza è di 300 persone.
Chiesa di S. Maria Annunziata
 Nel neoclassico Oratorio di S. Maria Annunciata - Piazza S. Maria, dove il 31 gennaio 1805 si sposarono i genitori di Verdi, si conserva, invece, l'Annunciazione di Vincenzo Campi (1581). Vi è pure custodito un antico simulacro dei Cristo morto in cuoio, che la leggendo dice giunto con una piena dei Po. Verdi, in gioventù, compose quattro "Notturni" - andati perduti - per la processione del Venerdi santo nella quale la statua, ancor oggi, attraversa solennemente la via principale dei paese.